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Marassi, la “fuga per la vittoria” dei detenuti-podisti intorno al carcere

Marassi, la “fuga per la vittoria” dei detenuti-podisti intorno al carcere

Repubblica.it: Emozione per l’iniziativa promossa dall’Uisp a Genova con la presenza della maratoneta olimpica Emma Quaglia

Sono usciti di corsa dalle mura del carcere di Marassi, costeggiando il campo da calcetto e poi via, fuori dal portone, sfilando davanti all’ingresso fino alla Gradinata nord dello stadio Ferraris. Sembra Fuga per la vittoria e in effetti è la storia di un’evasione, a suo modo, quella dei trenta detenuti corridori che ieri si sono sfidati nella tre chilometri insieme ai podisti della Lega atletica dell’Uisp genovese, l’Unione Italiana Sport Per tutti, per la quarta edizione di “Vivicittà Porte Aperte”. E pazienza se “non siamo troppo in forma, è paradossale ma qui di tempo per allenarci non ce n’è molto – racconta Rocco, 45 anni, dentro da sette, ancora due anni e mezzo da scontare e un bambino di undici che fuori lo sta aspettando – però è bello, è un modo per non pensare. Per liberare la mente”. Accanto a lui c’è Lorenzo, 27 anni, a Marassi dal 2008 e ancora sette anni davanti che qui, tra queste mura rosse, si è ritagliato il ruolo di “corriere”, se così lo si può definire. “Compro le sigarette, le riviste e quello che chiedono i detenuti – racconta – attraverso i loro parenti fuori. E poi, do una mano a pulire, a fare giardinaggio. Ora faccio anche l’attore: partecipo anche al progetto di teatro in carcere, mettiamo in scena il musical “Angeli con la “Pistola”, facciamo le prove proprio in questi giorni, domani vengono a vederci i ragazzi delle scuole”.

Rocco, Lorenzo, Alessandro – sono quelli fortunati, quelli che dentro Marassi stanno provando a ritagliarsi delle finestre dentro giornate tutte uguali. In attesa di fare i lavori all’esterno, “giardiniere, o pizzaiolo, quello che capita, è una bella occasione – riflette Rocco – io ce l’avevo, prima, una pizzeria. Ma il problema non è tanto cercare un lavoro una volta usciti, la crisi c’è per tutti. Il difficile è cambiare vita, ma dentro di te”. Per un pomeriggio, però, in maglietta bianca e pettorina al collo, un sole pallido e il tifo da stadio che arriva anche da sopra, dalle celle affacciate sul cortile, le cose sembrano già un po’ cambiate, per i trenta podisti poco allenati ma pieni di energia. Con loro, lungo il tracciato di tre chilometri che arriva lungo piazzale Marassi e via Clavarezza, fin sotto la Gradinata Nord dello stadio, c’è anche Emma Quaglia, sesta ai Mondiali di Maratona di Mosca 2013, argento a squadre agli Europei di Zurigo 2014. Nel frattempo, nel campetto, va in scena un’altra partita. Calcetto a sette, arbitrato da alcuni detenuti che hanno superato il corso organizzato dalla Lega calcio Uisp. Quattro squadre, due di detenuti, una di agenti di Polizia penitenziaria, una degli operatori di Uisp, a sfidarsi per tutto il pomeriggio. “L’obiettivo è abbattere i muri tra dentro e fuori, perché i detenuti si devono sentire coinvolti – racconta il direttore della casa circondariale di Marassi Savatore Mazzeo, a bordo “pista” a fare il tifo anche lui – ora stiamo preparando altre iniziative. Come quella di mettere in piedi una cucina per far preparare ai detenuti i ravioli. E venderli in città”.

(di Erica MannaRepubblica.it clicca qui per leggere l’articolo direttamente sulle pagine on line del quotidianofoto Bussalino)

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Un commento

  1. sono stato uno dei dentisti a Marassi per 10 anni, fino al 2011, finche’ l’assistenza e’ passata alla ASL.
    Sono anche un podista. Ricordo di essermi adoperato perche’ un campioncino di Genova, finito in carcere per una stupidaggine, ha falsificato documenti per far arrivare i parenti dall’Africa, potesse continuare ad allenarsi.
    Certo che, se si puo’ trovare un percorso extra moenia, l’allenamento e lo stato d’animo migliora.

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